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Zankyou parla di noi…

OGGI ZANKYOU PARLA DI NOI!

“Se desiderate un matrimonio in Toscana, I Sogni Son Desideri Events è il servizio di wedding planning che fa per voi. La responsabile Tania ha ideato diverse formule per accontentare tutte le coppie che decidono di affidarsi al suo team, perchè possano scegliere il grado di assistenza necessario per dare forma al matrimonio dei loro sogni. Molte le collaborazioni attive con location prestigiose e fornitori di altissimo livello, non vi resta che prendere appuntamento e sognare insieme!”

https://www.zankyou.it/p/10-cose-che-apprezzerai-di-aver-organizzato-per-tempo-per-le-tue-nozze

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Passeggiando nella Storia Lucchese… Villa Reale di Marlia

Villa Reale di Marlia, è un pezzo di storia lucchese ed una delle più belle location del nostro territorio. In una calda giornata di ottobre abbiamo visitato il parco e respirato un’atmosfera da favola.

Quando si arriva qui, si gode dell’esperienza di immergersi in un antichissimo passato che affonda le sue radici nell’epoca Medioevale. È proprio a partire da questo periodo, che inizia la straordinaria storia del Complesso di Villa Reale, risultato di una serie di trasformazioni avvenute nel corso dei secoli davanti agli occhi di personaggi illustri e dinastie reali.

La prima struttura era un fortilizio abitato dal Duca di Tuscia durante l’epoca Altomedioevale. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Avvocati e, in seguito, ai nobili Buonvisi, famiglia lucchese di mercanti e banchieri che trasformarono la fortezza in un palazzo signorile e ne fecero una residenza certamente più sfarzosa. A seguito del fallimento economico della famiglia, i Buonvisi misero in vendita gran parte dei beni familiari, tra cui, la Villa di Marlia.

La storica dimora venne acquistata nel 1651 da Olivieri e Lelio Orsetti che modificarono la Villa ed in particolare dettero al Parco una nuova sistemazione di gusto barocco con la realizzazione di cortili, stradoni e giardini scenografici come il Teatro di Verzura e il Giardino dei Limoni. Inoltre, i due nobili lucchesi, modificarono il complesso con la costruzione, nel corso del secolo XVIII, dell’elegante Palazzina dell’Orologio con la loggia colonnata sopra il portico.

Nel periodo Napoleonico, altro cambio di proprietà: Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella di Napoleone e principessa di Lucca, acquistò la villa ed il parco nel 1806.

Da questo momento in poi la Villa prenderà il nome di Reale, dal titolo di Elisa, regina dell’Etruria. Forte ed intenso fu il legame della Principessa con la residenza di Marlia. A lei si devono i più importanti interventi che trasformarono la struttura del palazzo e i giardini.

Subito dopo l’acquisto, infatti, fu annessa al complesso la confinante Villa del Vescovo e vennero ristrutturate e modernizzate le facciate dell’antico Palazzo Orsetti secondo lo stile neoclassico. Anche il Parco fu parzialmente ridisegnato secondo la moda settecentesca del Giardino all’inglese. L’intervento più significativo fu la dilatazione prospettica dello spazio di fronte al palazzo, caratterizzata da un leggero pendio che esalta il movimento del paesaggio così come suggerisce il gusto romantico. Il Parco di Villa Reale fu inoltre abbellito da statue e vasi realizzati con il pregiato marmo bianco dell’Accademia Eugeniana di Carrara.

A seguito della caduta di Napoleone, Elisa dovette lasciare il suo regno nel febbraio del 1814, il Principato di Lucca venne trasformato in Ducato e assegnato a Carlo Ludovico di Borbone. Villa Reale divenne allora la sede estiva della nuova corte che si dilettò nell’organizzare splendide feste da ballo, ospitando spesso personaggi illustri, principi e sovrani. Nel 1847 Carlo Ludovico di Borbone abdicò, ponendo fine all’autonomia politica della Lucchesia che venne così annessa al Gran Ducato di Toscana. Nella seconda metà dell’Ottocento la residenza d’epoca passò nelle mani del regno d’Italia e divenne proprietà di Vittorio Emanuele II, il quale decise di cederla a Penelope Carolina, vedova di Carlo di Borbone principe di Capua. Quando Penelope Carolina morì nel 1882, il complesso di Marlia rimase ai due figli, Vittoria Augusta e Francesco Carlo, la cui malattia mentale gli portò l’appellativo di “Principe Matto”. Alla morte della sorella Vittoria, il principe fu affiancato da un tutore che si occupò della gestione di beni; il complesso di Villa Reale fu messo in vendita e molti beni mobili andarono all’asta, mentre molti alberi del Parco furono abbattuti per produrre legname.

Il Conte e la Contessa Pecci-Blunt nel 1923 acquistarono la proprietà e l’anno successivo commissionarono a Jacques Greber, famoso architetto francese, il restauro del Parco e dei giardini, con l’intento di unire tradizione e innovazione. Vennero creati boschi, ruscelli, un lago ed elementi bucolici che andarono a completare e arricchire il quadro romantico già dato dall’avvicendarsi dei giardini.

Quasi un secolo più tardi, nel 2015 una giovane coppia svizzera, essendosi perdutamente innamorata del complesso ormai trascurato, acquistò la proprietà. Le difficoltà non tardarono ad arrivare e solamente un paio di mesi più tardi, una terribile tempesta di vento abbatté molti alberi secolari, complicando così il risanamento del parco. Nonostante gli innumerevoli ostacoli riscontrati, i proprietari decisero comunque di accettare la sfida di riportare la Villa Reale di Marlia al suo antico splendore commissionando importanti lavori di restauro.

L’importante opera di restauro, tuttora in corso, sta davvero rendendo giustizia a questa maestosa Villa, per riportarla ai suoi antichi fasti. Il restauro di Villa Reale si pone quale recupero e valorizzazione di una serie di contenuti instrinsecamente riassunti all’interno dell’edificio principe simbolo e fulcro della reggia del breve regno di Elisa Bonaparte.

La Villa Reale è un insieme di storia, arte e architettura in una composizione di forme di grandissima eleganza e raffinatezza. Il sovrapporsi delle varie epoche culmina nell’evidente impronta neoclassica, tutta tipicamente italiana, con una ricorrente e sottile rilettura francese, e genera un complesso straordinariamente piacevole ed affascinante in un connubio unico tra costruito e grandi spazi aperti, tra edifici e parco, con grandi viste prospettiche e pregevoli angoli riservati, statue, fontane e giardini sorprendenti.

L’opera di restauro e recupero ha permesso di ricostruire e documentare le principali fasi evolutive nonché di ritrovare preziosi reperti e testimonianze nascoste all’interno della villa. Le evoluzioni storiche evidenziano almeno 4 fasi principali ancora chiaramente leggibili: dalla fase Buonvisi (XV° sec.), che ha dato forma al complesso, alla fase Orsetti (XVI° sec.), che lo ha arricchito e completato, alla fase Baciocchi Bonaparte (inizio XIX° sec.) ed alla fase Pecci Blunt (XX° sec.) che ha recuperato, restaurato ed integrato il grande patrimonio.

Il restauro si è posto così l’obiettivo di ritrovare, rileggere e riconsiderare ognuna di queste fasi e, salvaguardando il prezioso contributo di ognuna di esse, di consentire la lettura della Villa Reale nella sua ultima unità d’insieme, quella attuale, frutto della visione di Elisa, della grande passione dei Pecci Blunt e del tempo.

I numerosi documenti storici recuperati dai vari archivi, uniti alla paziente ricerca sui luoghi, hanno consentito numerosi ritrovamenti tra i quali una colonna medioevale, testimonianza della configurazione gotica primordiale, la messa in luce delle arcate di numerose aperture preesistenti, nonché l’importante stratigrafia dei colori conservati al di sotto dello strato superficiale della facciata. Si passa dal beige all’ocra, al verde, al marrone ed al color calce chiaro frutto del dilavamento delle superfici nell’ultimo secolo.

Il restauro si pone quale analisi attenta delle preesistenze e loro valorizzazione, limitandosi alla conservazione dei tanti tesori architettonici presenti. Nella prima fase di interventi sulle facciate particolare cura è stata posta nello studio delle modalità costruttive e finitura delle murature, degli intonaci e dei colori, nello studio dei vasi, veri e propri gioielli che punteggiano il perimetro della villa e segnano l’intero parco, degli elementi lapidei e del raffinato sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche.

Coerentemente con le facciate il recupero degli interni si pone l’obiettivo, nel pieno rispetto delle funzioni originali, di grande residenza storica, di far vivere gli ambienti mantenendone inalterata la filosofia architettonica. Le sale monumentali dei piani terra e primo, compresa la famosa camera da letto di Elisa, verranno mantenuti e resi fruibili, così come le grandi camere e suite del piano secondo, saranno interamente restaurati, recuperando finiture, arredi e decori e valorizzando quello speciale charme ed eleganza che pervade l’intero edificio.

Visitando Villa Reale, ci ritroviamo in una dimensione storico culturale davvero unica, che ancora è pervasa dal passaggio dei grandi personaggi che qui hanno vissuto o anche solo soggiornato.

Una delle esperienze uniche da fare qui, è sicuramente il percorso olfattivo, scopriamo di cosa si tratta.

Il percorso olfattivo: tra le innovazioni proposte nel parco diVilla Reale a Marlia, il traguardo più importante è la possibilità di far conoscere il parco attraverso…l’olfatto. Ebbene si, Villa Reale si apre ad un turismo più esperienziale che permette un dialogo utilizzando il potere dei profumi per farsi trasportare nel tempo e trasformare l’esperienza olfattiva in una informazione storica.

Una visita inusuale, alla ricerca delle tracce di Elisa che, come tutti i Bonaparte, aveva una grande passione per la botanica e fece di Marlia, così come già aveva fatto Josephine a Malmaison, un vero e proprio vivaio in cui introdusse anche le nuove specie appena arrivate da paesi lontani. Sarà così che dalla Villa Reale di Marlia si diffonderanno nei giardini lucchesi nuove specie come le mimose, le magnolie, i glicini. Ancora oggi, annusando le essenze si entra in contatto con le atmosfere olfattive dei personaggi storici ma affiorano anche ricordi personali creando un ponte fra passato e presente.

Come due secoli fa, Lucca e Marlia rientrano in contatto grazie al fino conduttore delle piante e ed è così che il Parco di Villa Reale si spoglia di tutte le questioni architettoniche per farsi conoscere nel suo profondo, per farsi conoscere attraverso l’olfatto e la botanica in un susseguirsi di piacevoli scorci e inebrianti profumi. Ogni stagione vedrà la fioritura di una diversa pianta, si comincerà a marzo con la Mimosa e le camelie (fiori grazie ai quali Villa Reale ha potuto instaurare un ottimo rapporto con la Mostra delle Antiche Camelie della Lucchesia proponendo anche un biglietto cumulativo che accomuna il Giardino d’Eccellenza del Camelietum compitese con uno dei giardini più belli d’Italia che vanta ben 2 viali di antiche camelie in un contesto storico e architettonico unico nel suo genere). Ad aprile sarà la volta del glicine, in estate dell’ibisco e così via fino ad arrivare in autunno dove il foliage lascerà ognuno a bocca aperta. Un percorso olfattivo, dunque, che accompagna i visitatori per tutta la stagione grazie ad una mappa dedicata, che li riavvicina ad un tempo passato che ancora caratterizza ed arricchisce il presente.

Nella nostra passeggiata, abbiamo ripercorso secoli di storia lucchese, di quello che ha rappresentato l’influenza napoleonica nell’architettura e nei giardini lucchesi, ma anche nella cultura, nei suoi cambiamenti portati da Elisa Bonaparte dalla grande Parigi alla piccola Lucca.

Tania Prachia

http://www.luccaweddingandtourism.com

luccaweedingandtourism@gmail.com

Photographer Antonio Carneroli Roma

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WEDDING EXPERIENCE IN TUSCANY

Qualche mese fa, è nata un’idea, quasi per gioco davanti ad un caffè. Quelle pause caffè fra persone sempre in movimento, che si confrontano e fanno rete perchè guardano il mondo da una finestra aperta e non da dietro il vetro.

Stava prendendo vita Lucca Wedding and Tourism, dal mio desiderio di coniugare turismo, wedding destination e promozione del territorio, e per l’amore infinito verso la mia Lucca e tutta la sua preziosa bellezza.

La mia convinzione è che, nessuno di noi è un’isola, ed ho pensato che un progetto come questo dovesse includere tutta la Toscana, ma soprattutto, quella Toscana meno conosciuta, della quale pochi di noi possono apprezzare l’unicità ed il grande valore culturale, territoriale ed enogastronomico.

Ho pensato in questo senso a quanti luoghi possano essere riqualificati e promossi per turismo ed eventi, basti pensare alle dismesse cave di marmo a Carrara, o i piccoli borghi dimenticati, dove magari troviamo una piccola chiesetta con un affresco importante, o un panorama mozzafiato… Ecco, tutto questo è parte di noi, della nostra tradizione, ma anche del nostro futuro. Certo dal pensiero poetico al progetto concreto, c’è un lungo percorso da intraprendere, un percorso fatto di piccoli, ma importanti passi.

Il primo passo è stato possibile grazie all’incontro con il progetto Living Mountain del Complesso ricettivo Il Ciocco a Barga. Venerdì primo Febbraio, la prima Wedding Experience in Tuscany, si è svolta alla Locanda La Posta. Un percorso dedicato ai professionisti del wedding e del turismo, per presentare una struttura unica in Toscana, che può offrire molteplici soluzioni wedding, e soluzioni turistiche differenziate, dall’accoglienza luxury di Renaissance Tuscany ai percorsi sportivi e turistici della Living Mountain, alla stupenda Taverna dello Scoiattolo, per godere di uno straordinario territorio Toscano che da Lucca passa per la Garfagnana e arriva alle Alpi Apuane.

Per rendere scintillante e glamour questo evento dedicato ai professionisti del matrimonio, ho avuto l’immenso piacere di collaborare con Serena Tosi di Infinito Amore, Floral Designer Toscana, che realizza sogni in tutta Italia, e che come me ha un grande amore per il nostro territorio. Alla locanda La Posta abbiamo presentato allestimenti di vario genere e stile, che hanno incontrato il gusto dei partecipanti, e che sono l’espressione di alcuni must floreali della stagione 2019.

L’evento, della durata di un pomeriggio era rivolto a professionisti del matrimonio italiani e stranieri, strutturato con un percorso di visita a step. La presentazione iniziale nell’auditorium del Ciocco, ha illustrato la struttura nel dettaglio, supportata da materiale fotografico, soprattutto per quanto riguarda il progetto Living Mountain. Il secondo step è stato un vero percorso di visita delle strutture, grazie al servizio transfer di Ciocco Travel, è stato possibile visitare le strutture ricettive nonostante il maltempo, che ci ha dato filo da torcere.

Il percorso è terminato alla Locanda La Posta, dove Serena Tosi, ha spiegato brevemente il lavoro eseguito, e più in generale l’importanza del Floral Designer nel progetto di un evento. Un momento conviviale allietato da un buffet tipicamente toscano curato dallo Chef della Locanda La Posta, che si è rivelato un importante momento di networking.

Da questo primo passo, vorrei davvero che si arrivasse concretamente a creare un dialogo fattivo fra istituzioni, aziende e professionisti del mondo turistico e degli eventi, per realizzare progetti di promozione territoriale consapevoli e di eccellenza.

Tania Pracchia

www.luccaweddingandtourism.com

www.isognisondesiderievents.com

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La Regina del Turismo Enogastronomico Italiano è la Toscana.

Un primato, che ci rende orgogliosi, non solo perchè toscani, ma perchè è un segnale importante per l’economia, l’arte e la cultura Made in Italy. I turisti stranieri indicano sempre l’Italia tra le loro mete preferite e quando scelgono di nominare una regione in particolare, citano la Toscana, che è riconosciuta in tutto il mondo, come vero e proprio brand legato al turismo enogastronomico e ad arte e cultura.

Questo primato, nasce non solo nella grande ricchezza e qualità dei prodotti locali, o delle esperienze, o del paesaggio, ma anche nel fatto che la Regione Toscana ha saputo essere antesignana in questo settore, diventando promotrice di tendenze sul turismo enogastronomico, già da molti anni, cercando di valorizzare al massimo tutte quelle eccellenze agroalimentari, e quelle unicità artistico culturali, che l’hanno resa famosa nel mondo tant’è che se chiediamo ad un qualsiasi turista straniero, sarà facile abbinare l’Italia al brand Toscana .

Tra le best practice di evoluzione del turismo enogastronomico che hanno aperto la strada ai diversi trend, sicuramente il potere comunicativo dell’offerta del cibo locale è davvero enorme, visto che spesso è la prima esperienza ricercata dai turisti (il 73%) quando compiono un viaggio”. la Toscana inoltre è la regione con il maggior numero di agriturismi e di cantine aperte all’enoturismo, realtà di piccoli produttori che offrono davvero prodotti unici.

Che la Toscana, sia regione più desiderata come meta enogastronomica dai turisti italiani è una certezza confermata anche dal “Rapporto sul turismo enogastronomico italiano”, il primo e più completo studio specifico sul tema del turismo di carattere esperenziale. Un primato che la Toscana ha conquistato grazie ad anni di attività e promozione sui temi dell’enogastronomia affermandosi quindi come punto di riferimento non solo in Italia (il 18% degli intervistati indica la Toscana come migliore destinazione per un viaggio fra paesaggio, arte e cultura, o una vacanza enogastronomica) ma anche nel mondo.

L’importanza del turismo enogastronomico in Toscana, con particolare riferimento ai turisti stranieri, emerge da vari studi statistici, come quelli del Centro Studi Turistici, e dei risultati dell’indagine sul turismo realizzata da Banca d’Italia. Fonti autorevoli, che attraverso questi dati monitorano un settore di eccellenza in espansione.

Per quanto riguarda gli stranieri, secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, l’enogastronomia rappresenta in Toscana il 7% circa delle notti prenotate in un soggiorno turistico, posizionandosi al terzo posto come motivazione di viaggio subito dopo l’arte e cultura ed il balneare. Il valore è nettamente superiore alla media nazionale (3,4%).

Da questi dati, si evince che il turismo enogastronomico toscan,o non sia solo leva importante per il turismo, ma anche leva economica, dall’analisi dei dati emerge infatti che il turista straniero che raggiunge la Toscana con motivazione principale l’Enogastronomia è il “Top Spender” per la spesa giornaliera (163,90 euro) e per la ristorazione (47,47 euro). Quindi ci troviamo di fronte ad un turista molto consapevole, dal punto di vista culturale e del palato.

Il turista che sceglie la Toscana, cerca l’unicità di un’esperienza di alta qualità. La spesa per ristorazione dei turisti stranieri in Toscana supera i mille milioni di euro, attestandosi sul 24% del totale. Dal 2012 è cresciuta di circa sei punti percentuali più della spesa totale.

E’ fondamentale capire, per chi lavora nel turismo toscano, che il turista straniero che punta sull’enogastronomia non è un turista mordi e fuggi, si ferma sul territorio e spende di più, è un turista che ricerca l’esclusività, la toscanità vera e vibrante. Altro fattore interessante è che puntare su questo tipo di turismo consente di ampliare la stagione turistica, sia in senso temporale che di estensione laddove il turista enogastronomico percorre i sentieri meno battuti alla ricerca di prodotti cantine e ristoranti, considerando che la stagionalità dei molti prodotti toscani, offre opportunità turistiche tutto l’anno.

Tra giugno e novembre il numero di pernottamenti mensili dei viaggiatori che hanno nell’enogastronomia la primaria motivazione di viaggio è superiore alla media. Nel mese di Ottobre si registra la punta massima sia per chi identifica l’interesse enogastronomico come prima ragione di visita, sia per chi ci si approccia con un percorso di arte e coltura, o semplicemente vacanziero.

A prescindere da tutti gli studi, bisogna dire che, il cibo toscano piace, piace molto. I pasti hanno il gradimento più alto tra gli stranieri che soggiornano in Toscana: 8,7/10. Il giudizio generale su una vacanza enogastronomica in Toscana è sopra la media, rispetto a tutte le altre regioni italiane.

Un dato molto curioso , ma significativo: il giudizio migliore sui pasti degli stranieri in visita alla regione Toscana, sono fuori dai grandi centri turistici, in zone di forte tipicità, il che conferma l’importanza della “Toscanità” e della sua varietà nell’offerta turistica.

Oltre al giudizio e alla preferenza del turista enogastronomico, la ristorazione assume un valore qualitativo molto alto anche per i turisti delle città d’arte e del balneare e l’enogastronomia assume sempre più valore nell’esperienza totale del viaggio ed è un elemento portante che caratterizza l’offerta della Toscana.

I tour italiani più popolari fra i turisti statunitensi, vedono ai primi due posti viaggi che hanno come meta la Toscana e tra le destinazioni di crescente interesse per il mercato statunitense la Toscana, non soltanto intesa come grandi città d’arte, quali Firenze o Siena, ma anche città più piccole e uniche come Lucca, paesaggi di grande interesse come la Maremma e la Garfagnana.

Tutti questi attestati di merito, non devono però farci abbandonare la continua ricerca dell’eccellenza di cui la Regione Toscana è stata da sempre ambasciatrice, c’è bisogno del diretto coinvolgimento degli operatori a fianco delle istituzioni locali, per sviluppare e portare avanti il brand Toscana condividendo la necessità di arricchire i contenuti di tale marchio con un richiamo al territorio, alla qualità dei prodotti e dei produttori, alla professionalità e competenza degli operatori, alla coniugazione della tradizione con l’innovazione, alla valorizzazione delle capacità artigianali del nostro territorio. Questi sono gli obiettivi che dovremmo perseguire per il 2019, per sviluppare un progetto di valorizzazione delle città, dei Borghi e dei Centri Commerciali Naturali, oltre che con le azioni di promozione turistica portate avanti dalle istituzioni locali.

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Lucca, la città dalle cento chiese.

All’interno della cerchia muraria, piccole e grandi chiese si alternano alle architetture civili, nel reticolo delle strade del centro storico, affacciandosi su piazze e corti, come parte integrante di quella vita di comunità della Lucca antica, e di quella dei giorni nostri. Dalla chiesa romanica di Sant’Alessandro, alla misurata e minimale San Paolino, dove si esibiva un esordiente Giacomo Puccini, alla barocca Santa Maria Corteorlandini. Seguendo un ipotetico filo di seta che ci guida alla scoperta di una Lucca particolarmente devota, che nelle varie epoche, ci ha regalato grandi capolavori architettonici e di arte sacra.

Le tre grandi chiese medievali di Lucca, ci raccontano di quello che fu un periodo di grande sviluppo e di una fiorente economia Lucchese, che generò grandi movimenti di uomini e di cultura, un’interazione con l’esterno, che come piccola città manifestava tutta la sua grandezza ed importanza strategica.

I Longobardi per primi, e poi i Carolingi, i Goti dal nord, mentre dall’oriente arrivavano quei monaci, che secondo la leggenda, portarono con se i piccoli bachi che produrranno la seta e la fortuna di Lucca, città di commercianti e banchieri, che si apriva al mondo fuori dalle sue mura.

La cultura i l’importanza di Lucca, si snoda come un racconto sulle facciate delle sue chiese più importanti.

San Frediano, la più austera e tradizionale richiama l’oriente nella pianta basilicale, accoglie al di sopra della porta centrale uno degli organi più pregiati d’Italia, mentre fuori ci accoglie con un grande e sontuoso mosaico. Custodisce al suo interno il corpo di Santa Zita, la santa dei fiori, che nella Divina Commedia è il simbolo della Lucca accogliente e generosa. Zita era una generosa e povera domestica della ricca famiglia Fatinelli. Un giorno decise di portare del pane avanzato rubato dalla dispensa ai poveri. I suoi padroni però la sorpresero e convinti del furto le ordinarono di mostrare quanto nascondeva sotto il grembiule. Zita rispose semplicemente: “Rose e fiori” E furono proprio rose e fiori che uscirono dalla sua veste soprendendo tutti i presenti. Questo miracolo viene ricordato ogni anno ad aprile trasformando la piazza di S.Frediano e le vie limitrofe in un enorme giardino colmo di piante e fiori.

Fin dal VI secolo esisteva in questo luogo un edificio religioso dedicato ai tre santi leviti Vincenzo, Stefano e Lorenzo. La costruzione di questa prima chiesa si fa risalire allo stesso San Frediano, vescovo di Lucca tra il 560 e il 588. Gli scavi effettuati sotto l’attuale basilica hanno confermato la presenza dell’antico edificio. Alla fine dell’VIII secolo questa chiesa fu dotata di una cripta che accolse il corpo di San Frediano. Nonostante i consistenti interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, l’aspetto medievale della basilica è ancor oggi preminente. Le navate sono spartite da colonne, per buona parte di spoglio, importate da Roma, e stessa provenienza hanno molti dei capitelli. L’affresco cuspidato che raffigura il Martirio dei Santi Vincenzo, Stefano e Lorenzo è una delle più antiche testimonianze della pittura medievale a Lucca e risale alla prima metà del XII secolo. Tra le testimonianze più significative della scultura romanica lucchese è da notare il fonte battesimale.

La chiesa di San Michele ed il Duomo di San Martino, proteggono e tramandano, le suggestioni di ogni passaggio storico della città. Tra i colonnati orientaleggianti ed i decori nordici, si possono immaginare i disegni di trame e orditi battuti dai telai lucchesi: broccati, damaschi, fiammati, tessuti preziosi di cui Lucca era l’eccellenza.

San Michele è il centro dell’originale perimetro urbano della città romana, sovrastata dall’imponente statua dell’arcangelo, che rimanda ad armonie musicali e a simbologie precristiane, allo studio di astrologia e astronomia. Più tardi, con i restauri ottocenteschi, notiamo richiami al risorgimento italiano, al senso di rinnovamento, perchè se lucca è racchiusa nelle sue mura e nelle sue tradizioni, è allo stesso tempo attenta e vigile al nuovo. A caratterizzarla è l’alta facciata a vela ricchissima di sculture ed intarsi, ornata con quattro ordini di logge. Sulla sommità spicca l’enorme statua alta 4 metri in marmo con ali a lamine metalliche dell’Arcangelo Michele che sconfigge il drago. Leggenda narra che, quando la giornata è particolarmente luminosa, si può scorgere uno scintillio che proviene proprio dalla sommità e che sarebbe un diamante incastonato nella statua in tempi antichi. Tra le figure che decorano gli archetti della facciata si notano alcuni personaggi chiave del Risorgimento italiano come Cavour, Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi e, per chi guarda la dodicesima colonna da sinistra del primo ordine, può notare raffigurato il volto di Ettruda, badessa della chiesa in epoca longobarda. La Chiesa di San Michele in Foro, trovandosi nel dedalo delle vie e stradine del centro storico, sicuramente stupisce al visitatore che non è abituato ad un simile impatto visivo: non si conoscono altre chiese sormontate da enormi sculture come questa. Cosi come doveva stupire anche in origine, pur non apparendo come la vediamo noi oggi, ma stando proprio nel punto in cui l’antica Lucca romana incrociava il decumano maximo e il cardo maximo, ovvero il foro centro della vita pubblica e cuore pulsante cittadino.

Il Duomo di San Martino, raccoglie nel suo ricco tesoro iconografico, momenti di vita quotidiana, dei tempi in cui pellegrini e mercanti percorrevano gli stessi cammini, ognuno con una sua meta, ma il cammino, il lavoro dei campi e gli importanti commerci, avrebbero portato Lucca in tutta la futura Europa. San Martino, che ci parla di accoglienza, con quel suo loggiato che diventava riparo dei pellegrini e dei viandanti, racchiude nel suo cuore due grandi tesori, uno bianco ed uno nero. Il candido sarcofago di Ilaria Del Carretto, capolavoro d’arte di Jacopo Della Quercia, e omaggio d’amore di un marito alla sua giovane sposa deceduta. Poco importa che fosse il Guinigi, signore di Lucca, nell’opera di Jacopo della Quercia, quello che cattura è il viso dolce di ilaria, distesa come addormentata con il suo cucciolo fedele a vegliarla.

Altro tesoro e simbolo lucchese, il Volto Santo, crocifisso scavato nel legno scuro, icona devozionale ed immagine miracolosa, meta di pellegrinaggi e simbolo di protezione del lucchese in ogni parte del mondo. Si tratta di un crocifisso ligneo molto particolare, che raffigurerebbe il vero volto di Cristo, motivo per cui divenne così famoso nel Medioevo tanto da essere citato da Dante nella Divina Commedia, e conosciuto per essere l’artefice di molti miracoli avvenuti a Lucca. si pensa sia un’opera del XII secolo, perché ve ne sono altre di quel periodo molto simili e che sicuramente sono delle repliche dell’originale lucchese. È stato scolpito in legno di noce e il suo colore scuro deriva dal fatto che nei tempi antichi veniva illuminato con candele e ceri che con il tempo hanno contribuito ad annerirlo. Secondo la leggenda di Leobino, il crocifisso del Volto Santo sarebbe stato scolpito da Nicodemo, discepolo di Gesù, che con Giuseppe d’Arimatea depose il corpo di Cristo nel sepolcro, e quindi sarebbe stato uno dei pochi a poterlo riprodurre fedelmente. Nicodemo si mise così a scolpire il legno, ma quando gli mancava solo il volto per terminare l’opera si addormentò per la stanchezza, gli angeli vennero in suo aiuto e durante la notte scolpirono il volto di Cristo terminando il crocifisso. Durante il periodo delle persecuzioni il Volto Santo venne sempre tenuto nascosto, fino a quando non venne ritrovato dal Vescovo Gualfredo dentro una grotta, egli lo coprì di bitume, lo mise su una nave e lo affidò al fato per salvarlo dalla distruzione.

Prima che il veliero potesse raggiungere illeso un qualunque porto, apparve in sogno al vescovo di Lucca Giovanni un angelo, gli disse di recarsi al porto di Luni perché là sarebbe arrivata una scultura con la rappresentazione del vero volto di Cristo. Il Vescovo si recò a Luni ma naturalmente i Lunensi non vollero lasciare ai lucchesi il crocifisso, decisero così di affidarsi nuovamente alla provvidenza: misero l’opera su un carro trainato da due buoi e avrebbero lasciato a lui la scelta tra Luni e Lucca. Naturalmente il Volto Santo scelse Lucca, ma ai lunensi venne lasciata come risarcimento della delusione subita, un’ampolla col sangue di Cristo che si trovava all’interno della croce.

Il Volto Santo arrivò finalmente nella città di Lucca e venne posto nella basilica di San Frediano, nella cappella di Sant’Agostino, ma il mattino seguente il crocifisso era sparito. Venne ritrovato nell’orto vicino alla chiesa di San Martino. Questo avvenimento venne preso come un segno e si decise che sarebbe stato il Duomo di Lucca ad accogliere per sempre il Volto Santo.

Attraverso le sue tante chiese, Lucca ci racconta di una società commerciale molto fiorente, di arte e di opere preziose, di una grande devozione religiosa, ma anche di una grande accoglienza, dell’attenzione alla cultura e del rispetto di chi, arrivava per pellegrinaggio o commercio.

Tania Pracchia – Lucca wedding and tourism

Foto: Antonio Carneroli Roma

 

Navata centrale Duomo di San Martino Lucca

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Wedding tourism e il sogno di sposarsi in Italia: gli stranieri preferiscono la Toscana, Uk il primo mercato.

Il wedding destination, si sta delineando da tempo come un vero e proprio baluardo del settore economico-turistico del nostro paese. E l’Italia, con in testa la Toscana, il podio più alto nelle destinazioni scelte dagli stranieri come location da matrimonio. Con un fatturato stimato intorno ai 380,3 milioni di euro, il wedding tourism guadagna una posizione importante nella schiera delle presenze turistiche nel Belpaese.

Le informazioni analizzate, sono quelle del “Destination Weddings in Italy”, ricerca sul turismo dei matrimoni stranieri in Italia elaborata dal Centro studi turistici di Firenze, da cui emerge che ogni anno un numero sempre maggiore di stranieri sceglie l’Italia come luogo per celebrare le nozze. E non lo fa certo per la convenienza economica, bensì per bellezze paesaggistiche, il patrimonio storico-culturale inestimabile, per il fascino e l’immancabile ottima reputazione della proposta eno-gastronomica. Di questo importante trend, abbiamo parlato anche nella due giorni di visita e conferenze dello scorso Marzo, durante l’evento “Tuscany for Weddings – Sposarsi in Villa” organizzato con il Comune di Capannori, dove diversi professionisti del wedding hanno potuto conoscere da vicino molte delle ville lucchesi più apprezzate

Il fattore Italia sulle nozze ha generato circa 1,1 milioni di presenza turistiche impegnate in un’organizzazione del matrimonio in perfetto stile, con l’aiuto di professionisti del settore e un importante budget di spesa.

La regione più ambita, è la Toscana, che si aggiudica il 32,1% del mercato, con un fatturato stimato di 122,7 milioni di euro. Seguono la Lombardia, (15,8%), la Campania (14,4%), il Veneto (7,9%) e infine il Lazio.

Secondo i dati di Destination Weddings Italy, le coppie di sposi provengono da Regno Unito (26,4%), Usa (20,7%), Australia (8,4%), Irlanda (5,4%), Germania (4,9%), Canada (4,6%), Russia (3,3%), Francia (3,0%), Brasile (2,4%), e Svizzera (1,9%). Infine, meno frequenti ma con un impatto economico decisamente più elevato sono i mercati di India ed Emirati Arabi.

La ricerca stima un impegno di circa 52 mila e 600 operatori coinvolti tra fotografi, floral designers, operatori video, wedding planner, noleggio vetture, truccatori, stilisti e catering, 7043 eventi organizzati nell’arco del 2015 e un budget di più di 53 mila euro a evento.

Se si guardano le destinazioni italiane più ricercate, spiccano:

Toscana – 32,1 per cento
Lombardia – il 15,8 per cento
Campania – 14,4 per cento
Veneto – 7,9 per cento
Lazio – 7,3 per cento

Regioni che insieme formano una fetta del 77,5 per cento del mercato wedding tourism straniero in Italia

Tra le location preferite invece:

Luxury Hotel – 30,8 per cento
Villa Storica – 26,5 per cento
Ristorante – 12,5 per cento
Agriturismo -7,1 per cento
Castello – 6,5 per cento

Leggendo i dati del rapporto si nota come il matrimonio classico straniero in Italia si basa su una cerimonia religiosa o civile, in estate, celebrata in un luxury hotel o in una villa storica di pregio

Una ricerca, quella del Centro studi turistici di Firenze, allaragata all’intera Penisola, dopo il rapporto “Destination weddings in Tuscany”, che già aveva evidenziato l’incremento del business del turismo wedding nella regione Toscana. Ora è l’Italia a essere oggetto di studio e i risultati dell’indagine provano quando estesa sia la fetta di mercato legata alle nozze Italian style.

Sicuramente sta riscuotendo sempre più successo il matrimonio in stile Toscano, inoltre la Toscana è molto apprezzata anche come percorso turistico. Nella mia esperienza di organizzazione eventi, posso dire che per molte coppie straniere, il tour della Toscana è spesso l’inizio di un viaggio di nozze che attraversa tutta la penisola. A tal proposito la città di Lucca, oltre a vantare un gran numero di ville storiche importanti, offre anche soluzioni turistiche esclusive e personalizzabili.

I Sogni Son Desideri Events, ha creato un team di professionisti del wedding e della ricettività turistica, per dare al cliente un servizio a 360 gradi, cucito su misura come un abito, per realizzare un’esperienza unica e speciale.
Tania Pracchia

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Fonte: Centro studi turistici Firenze

Foto: Antonio Carneroli

 

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Lucca Wedding Destination

La città di Lucca, con le sue mura monumentali e le sue tante location, è il posto perfetto per un matrimonio toscano di classe, inoltre le molte strutture ricettive consentono la sistemazione degli ospiti e degli sposi stessi con grande possibilità di scelta.

La permanenza nella città di Lucca, merita la visita della città, ma anche dei molti parchi e giardini storici, nonchè i musei, le torri e le chiese, sia nel centro storico che fuori dalle mura.

Le proposte enogastronomiche, sono un’altro dei nostri fiori all’occhiello, olio e vino di eccellente qualità viene prodotto nelle fattorie delle colline lucchesi, e molti prodotti locali, possono essere apprezzati gustando le ricette della tradizione.