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Lucca, la città dalle cento chiese.

All’interno della cerchia muraria, piccole e grandi chiese si alternano alle architetture civili, nel reticolo delle strade del centro storico, affacciandosi su piazze e corti, come parte integrante di quella vita di comunità della Lucca antica, e di quella dei giorni nostri. Dalla chiesa romanica di Sant’Alessandro, alla misurata e minimale San Paolino, dove si esibiva un esordiente Giacomo Puccini, alla barocca Santa Maria Corteorlandini. Seguendo un ipotetico filo di seta che ci guida alla scoperta di una Lucca particolarmente devota, che nelle varie epoche, ci ha regalato grandi capolavori architettonici e di arte sacra.

Le tre grandi chiese medievali di Lucca, ci raccontano di quello che fu un periodo di grande sviluppo e di una fiorente economia Lucchese, che generò grandi movimenti di uomini e di cultura, un’interazione con l’esterno, che come piccola città manifestava tutta la sua grandezza ed importanza strategica.

I Longobardi per primi, e poi i Carolingi, i Goti dal nord, mentre dall’oriente arrivavano quei monaci, che secondo la leggenda, portarono con se i piccoli bachi che produrranno la seta e la fortuna di Lucca, città di commercianti e banchieri, che si apriva al mondo fuori dalle sue mura.

La cultura i l’importanza di Lucca, si snoda come un racconto sulle facciate delle sue chiese più importanti.

San Frediano, la più austera e tradizionale richiama l’oriente nella pianta basilicale, accoglie al di sopra della porta centrale uno degli organi più pregiati d’Italia, mentre fuori ci accoglie con un grande e sontuoso mosaico. Custodisce al suo interno il corpo di Santa Zita, la santa dei fiori, che nella Divina Commedia è il simbolo della Lucca accogliente e generosa. Zita era una generosa e povera domestica della ricca famiglia Fatinelli. Un giorno decise di portare del pane avanzato rubato dalla dispensa ai poveri. I suoi padroni però la sorpresero e convinti del furto le ordinarono di mostrare quanto nascondeva sotto il grembiule. Zita rispose semplicemente: “Rose e fiori” E furono proprio rose e fiori che uscirono dalla sua veste soprendendo tutti i presenti. Questo miracolo viene ricordato ogni anno ad aprile trasformando la piazza di S.Frediano e le vie limitrofe in un enorme giardino colmo di piante e fiori.

Fin dal VI secolo esisteva in questo luogo un edificio religioso dedicato ai tre santi leviti Vincenzo, Stefano e Lorenzo. La costruzione di questa prima chiesa si fa risalire allo stesso San Frediano, vescovo di Lucca tra il 560 e il 588. Gli scavi effettuati sotto l’attuale basilica hanno confermato la presenza dell’antico edificio. Alla fine dell’VIII secolo questa chiesa fu dotata di una cripta che accolse il corpo di San Frediano. Nonostante i consistenti interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, l’aspetto medievale della basilica è ancor oggi preminente. Le navate sono spartite da colonne, per buona parte di spoglio, importate da Roma, e stessa provenienza hanno molti dei capitelli. L’affresco cuspidato che raffigura il Martirio dei Santi Vincenzo, Stefano e Lorenzo è una delle più antiche testimonianze della pittura medievale a Lucca e risale alla prima metà del XII secolo. Tra le testimonianze più significative della scultura romanica lucchese è da notare il fonte battesimale.

La chiesa di San Michele ed il Duomo di San Martino, proteggono e tramandano, le suggestioni di ogni passaggio storico della città. Tra i colonnati orientaleggianti ed i decori nordici, si possono immaginare i disegni di trame e orditi battuti dai telai lucchesi: broccati, damaschi, fiammati, tessuti preziosi di cui Lucca era l’eccellenza.

San Michele è il centro dell’originale perimetro urbano della città romana, sovrastata dall’imponente statua dell’arcangelo, che rimanda ad armonie musicali e a simbologie precristiane, allo studio di astrologia e astronomia. Più tardi, con i restauri ottocenteschi, notiamo richiami al risorgimento italiano, al senso di rinnovamento, perchè se lucca è racchiusa nelle sue mura e nelle sue tradizioni, è allo stesso tempo attenta e vigile al nuovo. A caratterizzarla è l’alta facciata a vela ricchissima di sculture ed intarsi, ornata con quattro ordini di logge. Sulla sommità spicca l’enorme statua alta 4 metri in marmo con ali a lamine metalliche dell’Arcangelo Michele che sconfigge il drago. Leggenda narra che, quando la giornata è particolarmente luminosa, si può scorgere uno scintillio che proviene proprio dalla sommità e che sarebbe un diamante incastonato nella statua in tempi antichi. Tra le figure che decorano gli archetti della facciata si notano alcuni personaggi chiave del Risorgimento italiano come Cavour, Vittorio Emanuele e Giuseppe Garibaldi e, per chi guarda la dodicesima colonna da sinistra del primo ordine, può notare raffigurato il volto di Ettruda, badessa della chiesa in epoca longobarda. La Chiesa di San Michele in Foro, trovandosi nel dedalo delle vie e stradine del centro storico, sicuramente stupisce al visitatore che non è abituato ad un simile impatto visivo: non si conoscono altre chiese sormontate da enormi sculture come questa. Cosi come doveva stupire anche in origine, pur non apparendo come la vediamo noi oggi, ma stando proprio nel punto in cui l’antica Lucca romana incrociava il decumano maximo e il cardo maximo, ovvero il foro centro della vita pubblica e cuore pulsante cittadino.

Il Duomo di San Martino, raccoglie nel suo ricco tesoro iconografico, momenti di vita quotidiana, dei tempi in cui pellegrini e mercanti percorrevano gli stessi cammini, ognuno con una sua meta, ma il cammino, il lavoro dei campi e gli importanti commerci, avrebbero portato Lucca in tutta la futura Europa. San Martino, che ci parla di accoglienza, con quel suo loggiato che diventava riparo dei pellegrini e dei viandanti, racchiude nel suo cuore due grandi tesori, uno bianco ed uno nero. Il candido sarcofago di Ilaria Del Carretto, capolavoro d’arte di Jacopo Della Quercia, e omaggio d’amore di un marito alla sua giovane sposa deceduta. Poco importa che fosse il Guinigi, signore di Lucca, nell’opera di Jacopo della Quercia, quello che cattura è il viso dolce di ilaria, distesa come addormentata con il suo cucciolo fedele a vegliarla.

Altro tesoro e simbolo lucchese, il Volto Santo, crocifisso scavato nel legno scuro, icona devozionale ed immagine miracolosa, meta di pellegrinaggi e simbolo di protezione del lucchese in ogni parte del mondo. Si tratta di un crocifisso ligneo molto particolare, che raffigurerebbe il vero volto di Cristo, motivo per cui divenne così famoso nel Medioevo tanto da essere citato da Dante nella Divina Commedia, e conosciuto per essere l’artefice di molti miracoli avvenuti a Lucca. si pensa sia un’opera del XII secolo, perché ve ne sono altre di quel periodo molto simili e che sicuramente sono delle repliche dell’originale lucchese. È stato scolpito in legno di noce e il suo colore scuro deriva dal fatto che nei tempi antichi veniva illuminato con candele e ceri che con il tempo hanno contribuito ad annerirlo. Secondo la leggenda di Leobino, il crocifisso del Volto Santo sarebbe stato scolpito da Nicodemo, discepolo di Gesù, che con Giuseppe d’Arimatea depose il corpo di Cristo nel sepolcro, e quindi sarebbe stato uno dei pochi a poterlo riprodurre fedelmente. Nicodemo si mise così a scolpire il legno, ma quando gli mancava solo il volto per terminare l’opera si addormentò per la stanchezza, gli angeli vennero in suo aiuto e durante la notte scolpirono il volto di Cristo terminando il crocifisso. Durante il periodo delle persecuzioni il Volto Santo venne sempre tenuto nascosto, fino a quando non venne ritrovato dal Vescovo Gualfredo dentro una grotta, egli lo coprì di bitume, lo mise su una nave e lo affidò al fato per salvarlo dalla distruzione.

Prima che il veliero potesse raggiungere illeso un qualunque porto, apparve in sogno al vescovo di Lucca Giovanni un angelo, gli disse di recarsi al porto di Luni perché là sarebbe arrivata una scultura con la rappresentazione del vero volto di Cristo. Il Vescovo si recò a Luni ma naturalmente i Lunensi non vollero lasciare ai lucchesi il crocifisso, decisero così di affidarsi nuovamente alla provvidenza: misero l’opera su un carro trainato da due buoi e avrebbero lasciato a lui la scelta tra Luni e Lucca. Naturalmente il Volto Santo scelse Lucca, ma ai lunensi venne lasciata come risarcimento della delusione subita, un’ampolla col sangue di Cristo che si trovava all’interno della croce.

Il Volto Santo arrivò finalmente nella città di Lucca e venne posto nella basilica di San Frediano, nella cappella di Sant’Agostino, ma il mattino seguente il crocifisso era sparito. Venne ritrovato nell’orto vicino alla chiesa di San Martino. Questo avvenimento venne preso come un segno e si decise che sarebbe stato il Duomo di Lucca ad accogliere per sempre il Volto Santo.

Attraverso le sue tante chiese, Lucca ci racconta di una società commerciale molto fiorente, di arte e di opere preziose, di una grande devozione religiosa, ma anche di una grande accoglienza, dell’attenzione alla cultura e del rispetto di chi, arrivava per pellegrinaggio o commercio.

Tania Pracchia – Lucca wedding and tourism

Foto: Antonio Carneroli Roma

 

Navata centrale Duomo di San Martino Lucca

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