Ilaria del Carretto

Nacque da Carlo I del Carretto, dal 1379 primo marchese Del Carretto di Zuccarello. Seconda delle quattro mogli di Paolo Guinigi, signore di Lucca tra il 1400 e il 1430, si sposò nel 1403 e dette alla luce due figli, Ladislao e Ilaria Minor. Il maschio partecipò alla guerra del Finale del 14471448 mentre la secondogenita andò in sposa al figlio di Battista Fregoso, doge della Repubblica di Genova. Morì durante il parto della figlia Ilaria, nel 1405.

Per lei il marito commissionò il famoso sarcofago, capolavoro di Jacopo della Quercia.

Gabriele D’Annunzio compose una poesia su Lucca pubblicata all’interno della sezione “Le città del silenzio” nella raccolta Elettra nel 1903. Nella poesia, D’Annunzio descrive Lucca come la città “dall’arborato cerchio” (con riferimento alle Mura di Lucca) dove “dorme la donna del Guinigi” (con riferimento a Ilaria del Carretto).

Nel corso della poesia D’Annunzio prosegue con la descrizione del sarcofago di Ilaria del Carretto, indicando che essa non è più la signora delle terre bagnate dal fiume Serchio .

Ilaria del Carretto è ricordata anche nella poesia di Salvatore Quasimodo Davanti al simulacro d’Ilaria del Carretto, contenuta nella raccolta Ed è subito sera (1942) e nella poesia L’Appennino di Pier Paolo Pasolini, contenuta ne Le ceneri di Gramsci.

Il monumento funebre a Ilaria del Carretto è un’opera scultorea di Jacopo della Quercia, risalente al 14061408 e conservata nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Fu commissionata da Paolo Guinigi per la moglie Ilaria del Carretto. Il sarcofago è in marmo (tranne la base in pietra) ed è considerato tra i migliori esempi di scultura funeraria italiana del XV secolo

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